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sabato 3 novembre 2012

I 10 motivi per cui vivo a Berlino - o comunque per i quali non tornerei in Italia

Questo post nasce sulla falsariga di questo, il blog del mio collega e amico Mario. Premetto che dopo 7 mesi che vivo qui non ho ancora superato quell´animo da amante dal cuore infranto nei confronti della città e che nemmeno mi rendo conto che sono passati così tanti mesi da quando vivo qui. Probabilmente questo capita perché l´evoluzione del mio tedesco è partita ed è rimasta ai fondamentali: kaffee e scheiße e qui si è arenata. Ed ecco i miei 10 motivi, quelli che rispondono alle vostre domande a cui non rispondo io, ordinati ad minchiam. Colonna sonora che non c´entra una fava: questa.



1. L´architettura. 
Nonostante sia una città molto verde, Berlino è ricca di edifici eterogenei, di differenti stili. Osservare i particolari di baracche abbandonate, di edifici industriali e di bricolage applicato ai mobili raccattati sulla strada è qualcosa che mi interessa da tempi non sospetti. Girare a piedi per la città è qualcosa che va fatto, soprattutto da soli, in zone non turistiche o gentrificate - spesso sinonimi - ascoltando nelle cuffie della buona musica. Crisis su tutti.

2. Berlino è un non-luogo umano.
La buona notizia è che i Berlinesi non sono tedeschi. L´altra bella notizia è che è una città davvero multiculturale e ci becchi un sacco di diverse culture. La brutta notizia è che è pieno di tedeschi della Germania vera, di europei e di americani. L´altra brutta notizia è che se non cogli lo spirito di Berlino o ti isoli - vedi la scena start-uppara o arte&design - o è dura: i Berlinesi, per quanto poco abbia senso questa definizione, non vedono benissimo l´arrivo a caso di persone. Non si tratta di quantità o di motivi razziali, si tratta di qualità. Su questo non mi sento di dar loro torto perché rimango convinta, per quanto poco abbia senso questa definizione #2, che Berlino non sia una città per tutti, nonostante costi poco e l´hype sia alto. Ovvero i due motivi sbagliati per vivere qui.

3. Tofu tofu mona-mour.
Parliamo di cibo per dire come è facile trovare la propria dimensione a Berlino. Se non esattamente la propria dimensione, almeno a non avere il frigo vuoto per giorni. In ogni supermercato, bistrot, späti, ristorantino, bettola, voku, baretto, buco, casa un vegetariano e un vegano trovano il modo di nutrirsi decentemente e bene. Per dire, in Italia l´essere vegano o vegetariano è visto principalmente come una deriva pseudo-yoga, karmika e fricchettona. Cosa che anche no.

4. Parliamo di una città hippie ma non troppo.
Di cosa parliamo quando parliamo di fricchettoni? Assomiglia sicuramente più alla canzone dei Sorella Maldestra  che a una massima di Osho o a un tweet di Coehlo. Che poi quest´ultimo fosse ospite a un evento di programmatori è un altro discorso ma sono sicura sia stata una cazzata dell´Unione Europea, sponsor dell´evento. Osa essere te stesso e qui troverai qualcosa che fa per te. Funziona così, anche al lavoro - ma al lavoro funziona come in Italia - a Milano, su questo migliore di qualsiasi capoluogo di provincia e zitti - che per essere freak ve lo dovete permettere.

5. La burocrazia.
Sulla burocrazia c´è poco da dire, fa schifo ovunque. La differenza è che qui è molto chiara, sin nelle piccole clausole. L´unica difficoltà è trovare burocrati che parlino inglese - avere la presunzione di trovarne è altrettanto dannosa - ma per quelle tre scartoffie che ho dovuto fare me la sono sempre cavata con un tedesco indecente. A differenza dell´Italia, tutto è molto schematico: sembra un Excel. Se è scritto vale e fai valere i tuoi diritti: che poi molti funzionari, per pigrizia o insofferenza nei confronti degli stranieri, non applichino le cose è colpa di voi polli che ci cascate. Stampare tutto e rompere i coglioni, con un sorriso e occhi a cuore e un senso di colpa palese per non conoscere la lingua, hanno aiutato pure me. Che la burocrazia la odio, la schifo e la procrastino all´infinito. E se ce l´ho fatta io, buona camicia a tutti.

6. Gli eventi.
A Berlino ci sono sempre un sacco di robe da fare per tutti i gusti, per tutti i costi, in tutti i giorni della settimana. A differenza di Atene, città in cui ho vissuto, che a volte rimpiango e che ho amato un sacco, qui gli eventi anarco non sono nascosti (manco pubblicizzati, giustamente) ma in ogni caso sono accessibili, se ci si informa un po´. Nella capitale greca, dovevi far parte di giri e giri e in ogni caso molte robe punk erano gestite dai borghesi annoiati della plaka. Dell´Italia non parlo: le nicchie vengono sempre così mischiate all´essere mediatico - spesso per per motivi di sopravvivenza - che mi fanno preferire due soluzioni: o il bar scrauso con gli amici o la festa della moda con open bar e freak siliconati veri.

7. I mezzi di trasporto.
Puoi andare dovunque a tutte le ore senza sclerare con i trasporti. E i taxi, se sanno che ne sai, hanno ancora prezzi buonissimi. L´unica cosa a cui dovete stare attenti sono le biciclette assassine - velocità della madonna mista a educazione tedesca (uguale zero) per le quali potreste rischiare la vita.

8. Il lavoro.
Premetto che a Berlino la disoccupazione è da record, il lavoro non c´è e i salari da start-up sono spesso ridicoli (e, per i quali, la competizione è molta visto che a 23 anni un europeo ha già finito gli studi, lavorato almeno per due internship e ha una fama migliore di un italiano medio). A me va bene, per tante cose di cui non scriverò i dettagli in un post pubblico ma mai mi sognerei di invitare gente qui allo sbaraglio. Soprattutto se non si sa il tedesco. Perché nonostante questa situazione non propriamente rosea per me lavorare qui è molto trasparente. Aperto. Non dico meritocratico, perché ti sudi ogni briciola e nulla è facile ma tutto sommato il sistema sembra migliore di quello italiano. Se siete giovini, alle prime armi, vale un Praktikant (qui a differenza dell´Italia, venite retribuiti. Imparare va a culo, ma dovunque è così.). Se siete senior e non lavorate nell´IT o in ruoli spendibili all´estero, fateci più di un pensiero.

9. Il modo di divertirsi ovvero l´eliminazione dell´ATuttiICosti.
Premetto che ho passato mesi e sto passando ancora mesi con un motivetto in testa "I tedeschi non si divertono". Non è proprio vero, ma almeno c´è un fondo di verità. Manca quel "A tutti i costi". Se sei collega, vai pure a bere la birra ma non sei amico "A tutti i costi", se vai a una serata non ti senti obbligato a divertirti "A tutti i costi", uscire il w.e.? Sì, ma anche no. Chi se ne frega direte voi - come ho sempre detto io - il plus, qui, è che la gente non ti romperà mai le scatole perché fai quelle cose pazze e fuori dal mondo tipo andare in vacanza da sola, partire dal nulla da un giorno all´altro, cambiare fidanzato come cambi mutande. Se lo fai, è che non hai incontrato berlinesi. Ma tedeschi o italiani.

10. La libertà.
Per quanto questo, non idealisticamente e inserito in un sistema occidentale, possa voler dire.

Post di getto che non voglio rileggere.




domenica 22 aprile 2012

Cronache berlinesi #2: casting

Premessa: ho problemi con il nuovo editor di Blogger. NON impagina e mi chiedo come mai mister G, invece di implementare il proprio team con IT e gente che sappia decretare il successo di almeno uno dei Social Media progettati nel tempo, impieghi le proprie risorse umane per reclutare avanzi di IED che si occupino di quella cosa abominevole chiamata Doodle. Ogni volta che clicchiamo su un doodle, facciamone ammenda, l'esimio signor Gropius si rivolta nella tomba e manco Moira Orfei, visto che quegli sghiribizzi sono spesso quella linea di mezzo che non fa la differenza, se la passa molto bene.Oggi ho partecipato a un casting per la casa! L'evento, da annoverarsi tra un mix di esperimento sociologico e una grande presa per il culo, proprio come la prima edizione del Grande Fratello, è durato un'ora. Per me: ho levato i tacchi quando una spagnola che studia media come uno degli ospitanti è uscita con un commento del tipo Neukolln speriamo si rivaluti che, voglio dire, è Turchia.Io avrei voluto urlare che è la gentrification il problema di Berlino, la gentrification è il problema di Berlino, la gentrification è il problema di Berlino. Chiariamoci: chi studia media per fare il videomaker. Non riesco a continuare, fa già ridere così. Ovviamente il coinquilino più simpatico e normale è quello che studia storia. Ovviamente questo episodio conferma il mio odio nei confronti della Spagna, spagnoli e studenti di media in generale, che non significa niente se non supponenza e presunzione e scarsa capacità di scegliere i calzini. Ah, non ci si divertiva, colonna sonora - voglio dire - i Placebo e acqua del rubinetto. Ed erano giovani. Il mio prossimo tatuaggio sarà Old but Gold. Quando si dice avere grossi progetti di vita.

sabato 14 aprile 2012

Cronache berlinesi #1: la casa

Offrire casa a Berlino dovrebbe essere annoverato tra i lavori di cui vantarsi in città come il decantare poesie in aramaico in bar arredati coi mobili rubati all'AMSA o il trascorrere la propria esistenza tra caffè e performance artistiche di gatti investiti di latrati nella notte e altri concept, che solo Brondi e FBYC saprebbero sintetizzare bene, cercando uno stronzo a cui affittare una stanza e campare così tranquillamente in attesa del vernissage successivo.
Anche cercare casa a Berlino dovrebbe essere considerato un lavoro, se non fosse che lo stronzo dall'altra parte, quello che cerca casa disperatamente, sei tu.
Dato come partito preso l'azzeramento di qualsiasi aspettativa, sia di casa che di coinquilini, e fermo restando che i berlinesi non lavorano ma campano di hobbies, preparatevi a venire risucchiati in un universo parallelo il cui centro di gravità permanente sei tu, lo stronzo che cerca casa.
Disclaimer: la continua iterazione del termine stronzo viene data dalla frustrazione dell'adeguare il proprio humour al politically correct che qui permea tutto e ti fa sentire pure in colpa durante il mestruo. Dicevo.
A Berlino per trovare casa ci sono dei veri e propri casting: ho sentito di cene in cui devi dimostrare di essere la persona più simpatica del mondo per l'affitto di un mese, salvo poi pisciare nel lavandino da sbronzo, ad altre cose che ho rimosso perché sinceramente ho detto no a questa semantica del cool e della figanezz, che hai 30 anni e magari ci si può comportare da persone civili e non da simulacri di Antoine Doinel. Come quella volta che per un lavoro online una start-up con sede indovina dove mi chiese di girare un video in cui mi presento e mostro Milano e io risposi no, avete già tutto e finì che mi chiamarono lo stesso ma poi ero a Tokyo, non se ne fece più niente blahblah e che palle secondo voi dovere scendere a ste stronzate qua.
Dicevamo.
Trovare casa a Berlino sembra essere la cosa più difficile del mondo. Lasciamo perdere il fatto che gli affitti siano schizzati in maniera allucinante grazie a quel processo di gentrification tanto caro alla Canalis in quel di Sanremo2011 e al fatto che un berlinese ci vuole campare col vostro affitto per mantenere una vita di grandi dibattiti filosofici sul mondo e di discussioni da massaie isteriche su quale detersivo inquini di meno e quale multinazionale non speculi sui cuccioli di foca e. Qualcuno dirà: ma tu hai trovato casa subito. Certo se non vi schifa stare in una casa con la doccia in cucina, perché la casa è pura architettura socialista (per gli ignari: i bagni erano in comune ed erano in cortile), con un gatto e con una femminista riot girl vegana che fino a qualche giorno fa aveva pure i baffi e che ci rimarrei a vita se non tornasse il suo coinquilino.
Dicevo.
Sto nuovamente cercando casa. Devo ammettere che ho rifiutato alcune opzioni che prevedevano itinerari più lunghi di un Milano-Berlino e ritorno in giornata. Che volete: si sta come la gentrification, solo che a una certa diventi una figa di legno. In ogni caso, le proposte sinora:
- una casa con due cani, un husky e un cane cieco. Sono senza un dio, ma l'opzione cane cieco fa molto ridere. Due cani sono insopportabili per qualsiasi essere umano, ma ok. Niente da fare, casa già assegnata.
- una casa fighetta con due tedeschi che si ostinano a scrivermi in tedesco nonostante decantino la conoscenza dell'inglese. 20 mail per un appuntamento, tono perentorio sempre da caro vecchio zio Adolf. (scordatevi le battute su egli. Gli unici conoscenti che le fanno qui sono ebrei che vanno alle manifestazioni no global e gli olandesi.)
- un artista che si dichiara artista ma parlandoci ha rivelato dello humour inglese, quindi potrebbe essere un ottimo coinquilino.
- il ponte di schlesisches tor che non ho ancora imparato a scrivere che per ora si rivela l'opzione più appetibile
- un negro simpatia che purtroppo abita al di fuori di qualsiasi cosa raggiungibile.

Quanto vorrei i kebabbari turchi su wg-gesucht.